Vedo, prevedo, stravedo.
Pochi giorni fa l’avevo detto, che il marketing indirizzato alle fasce adolescenziali per vendere prodotti costosi e di lusso, non ha senso. Era il caso di Valentino.
Pochi giorni fa l’avevo detto, che c’è voglia di cose belle ma pratiche, non di sogni artistici. Era il caso di Givenchy.
Un po’ più di tempo fa l’avevo detto, che non se ne poteva più di stylist che si credono la forza e propongono idee assurde, perché è grazie alle loro idee, che si creano le star (che più che altro diventano celebrity da gossip). Era il caso dell’editoria.
Un po’ più di tempo fa l’avevo detto, che non trovo il senso di questo rincorrere soggetti frutto di egosfera, per attirare un pubblico troppo giovane che non può comunque comprare certi prodotti. Era il caso di Bulgari.
Presi da questa follia collettiva dei social media, gli old media si sono messi alla caccia di improbabili trascinatrici di massa. Ma c’è veramente qualcuno che vuol leggere i consigli di una ragazzina tredicenne che si veste come una bambina d’asilo che imita i grandi? Correggo, qualcuno che sia adulto. Ma c’è veramente qualcuno che segue i consigli stilistici di editor della rete, che passano le giornate a fotografarsi. Correggo, qualcuno che non sia loro coetaneo o invidioso del loro successo e del loro guardaroba.
Non posso che dirlo ora, dopo aver trovato conferma sul Guardian (e il Corriere che ha fatto lo sforzo di riportare il Guardian). L’articolo si concentra sul ritorno di età più adulte nel campo della moda e della passerella. Io non mi soffermerei su questo, perché in realtà potrebbe essere un’altra tendenza in cerca di novità. Quanto piuttosto sulla credibilità e aggiungo coerenza. Non vedo cosa c’entri un prodotto di un certo livello con una certa fascia di mercato. Non capisco come per far parlare di un prodotto, lo si possa proporre a fasce che spendono al massimo da Primark ed H&M. Non capisco come realmente si possano proporre tacchi da 15 cm stile lap-dance, a segretarie, manager, impiegate, insegnanti, casalinghe, dottori, architetti, giornaliste. Non capisco allo stesso modo come si possano giustificare certi prezzi, quando i capi vengono realizzati in Vietnam.
La moda-sogno appartiene al passato, ora è il tempo della realtà. Le donne che non siano ancora in età di studi (e con pochi soldi, quindi ai fini marketing irrilevanti), non ce la fanno più a vedere abiti e scarpe immettibili. Se il mercato degli accessori (gioielli e borse) è cresciuto tanto, ci sarà stata una ragione, no?
L’ho detto non molto tempo fa, ma è una cosa che penso da anni.
Parli dell’orrida Tavi, no?
Fa rimpiangere i tempi in cui a scuola si andava in divisa.
ma poverina, non è tanto lei (dubito che sia lei a pensarle le cose che scrive), quanto la costruzione intorno a lei e quelli che hanno contribuito a farne un fenomeno da circo. Ma se anche avesse trent’anni non vorrei farmi dare consigli da una che veste così, figuriamoci se ne ha 13. E si parla di moda che costa migliaia di euro. Questo vale anche per la controparte nazionale con le svariate fashionista dedite all’auto-scatto di cui non ricordo il nome. So solo che ho letto che alcune scrivono per delle riviste. E questo ha generato “scintille” da parte di altre blogger. La crisi dell’editoria è anche questo. Ho smesso di comprare molte riviste.