Fenomeni ispirazionali: l’imprenditoria craft di tendenza femminile
Lisa Stickley (di Lisa Stickley), Amy Small (di Knit Collage), Rachel Matthews e Louise Harries (di Prick Your Finger), Lizzie Evans (di Smug), ma anche le menti dietro a Loop, Carry Me Home e All the Fun of the Fair (vedi Camden Passage e Kingly Court), fanno parte di quel movimento che vedo, con sempre maggiore frequenza qui a Londra, di designer/artigiane/imprenditrici, che stanno emergendo nel mercato attraverso i loro prodotti e attraverso l’apertura di spazi dedicati (arredati in modo fantastico). Donne giovani e meno giovani, che sono o le dirette creative o le “sostenitrici”. Tendenza che definisco fenomeno ispirazionale, tema in linea con i fini del blog. Quindi ne mapperò le tracce, per dargli sempre maggiore spazio.
Non sono i classici negozi di moda, le boutique di cui in effetti le donne sono sempre state le protagoniste. Non sono il prodotto di mogli/figlie ricche e viziate e annoiate, che vogliono occupare il proprio tempo. Sono luoghi in linea con i tempi di Etsy, del blogging, dello street style e del social web. E in linea con l’idea che la moda è un mercato non sempre e non necessariamente frivolo (come la cultura “seriosa” per molto tempo ci ha voluto far credere). Sono il risultato di anni di studi universitari e para-universitari. Sono un fenomeno di moda, perché sono il frutto del momento e non è detto che avranno successo e non è detto che ci saranno per sempre. Ma come dimostra la storia, dovremmo imparare che niente è definitivo, mentre il loro momento è ora.
Questo fattore di imprenditoria craft di tendenza femminile, non contrasta con quello di lusso tipico dei concept store di nuova formazione (anch’essi in crescita e anch’essi oggetto di interesse del blog di cui già faccio mappatura). Ma ci convive.
Nel settore fenomeni ispirazionali, possono entrare non solo quelle designer che aprono uno spazio, ma anche quelle che seguono il percorso via web (come il caso di Joanna di BroklynThread), perché a loro volta sfruttano gli strumenti del momento. Ma le variabili sono: imprenditoria femminile; strumenti web; craft; produzione locale lontano da quella di massa.
Che la donna abbia trovato un modo per emergere senza copiare i campi già dominati/invasi dagli uomini?
p.s. mi chiedo se in Italia abbiamo qualcosa di simile in questi termini, basato su gusto craft, ma anche iniziativa personale (perché questo è tipicamente anglosassone). Non negozi di moda, non boutique di gioielli, ma qualcosa di craft-chic.
