Holly Fulton e la squadra di Fashion East

Creazione di Holly Fulton

Creazione di Holly Fulton

Non è una lezione di branding, questa, non proprio, anche se può servire a capire i meccanismi che aiutano in alcune circostanze e quanto le pubbliche relazioni e i contatti per l’esposizione (e alle volte anche sovraesposizione), servano.

Ecco di seguito l’insistenza/persistenza/efficienza.

Ho già parlato di Holly Fulton, dei suoi gioielli stile Art Déco, che sono carini ma insomma, non la fine del mondo. Ne ho parlato, perché ne avevo letto in diverse occasioni, e quindi mi sembrava un nome da dover considerare. Poi però il nome l’ho visto tornare in ballo tante volte. E ho pensato e basta.

Poi ho visto come il designer Richard Nicoll sia sostenuto dalla stampa anglosassone (magari fuori di qui non è un nome così noto). E poi e poi e poi. Ho capito che loro come altri nomi di creativi (talentuosi), fanno parte di una squadra che investe sui talenti nuovi, Fashion East, avviata 10 anni fa e diretta da Lulu Kennedy (che ha lanciato per l’occasione Lulu & Co., una serie di abiti icona per festeggiare l’anniversario, e ovviamente, ne parlano…in molti).

Il progetto di per sé è ottimo. Così ben costruito che in effetti i “ragazzi” che ne fanno parte, sono effettivamente aiutati, hanno visibilità, ne parlano le riviste, vengono inglobati in eventi, sono in catalogo in importanti store. E’ che non sembra esserci una via di mezzo. O troppo o niente. Ma questo troppo rientra nella lezione del branding. Avere un ottimo ufficio pr, avere contatti, esporsi (elementi che fanno parte della costruzione dell’immagine), servono. E anche se magari non si fanno cose eccezionali, alla fine si riesce a penetrare nelle menti di chi compra, e quindi si riesce a vendere.

p.s e d’altra parte la questione di avere un agente, un pubblicista, un mentore, ha sempre funzionato. Nel cinema, in tv, persino nell’arte, nella figura del gallerista. Cosa sarebbe oggi Damien Hirst, senza Charles Saatchi? Cosa sarebbe stato Orazio, senza Mecenate?

2 Responses to “Holly Fulton e la squadra di Fashion East”

  1. Andrea says:

    non c’é nulla di male in questo. il successo di un brand non é creatività pura , e meno male direi.
    tutti i più grandi creativi hanno avuto successo grazie ad un’anima commerciale e pr.
    Valentino é emerso grazie a Giammetti, YSL grazie a Bergé, Gianni Versace grazie a suo fratello Santo, e cosi potremmo proseguire a lungo.
    la creatività pura non va da nessuna parte, cosi come un prodotto vuoto frutto di una pura operazione di pr é destinato a morire.

    • in linea di principio sono d’accordo con te, Andrea, e infatti lo dico proprio nelle righe finali. Non trovo però accettabile che la stampa finisca per citare tanto e troppo alcuni nomi. Quello che mi sembra di avvertire, come lettrice intendo, è che si propongano così tanto certi designer che mi viene il sospetto che ci siano interessi pubblicitari. Riviste a pagamento, dovrebbero privilegiare i lettori, non i propri sponsor, (un po’ come succede nei negozi, che capisci quando devono a tutti i costi sostenere un nuovo prodotto, al di là della sua reale qualità, senza considerare l’altra parte, cioè chi compra). Ok che è commercio, ma a) è anche in base al costo della rivista che una redazione si mantiene b) è una questione di etica della professione del giornalismo. E purtroppo è anche grazie a questa pratica che la credibilità si è lentamente sgretolata. Perché quando si percepiscono strani meccanismi, la fiducia viene meno (questo con riferimento sia al mondo pr sia alla mancanza di critica verso stilisti e sfilate per paura di perdere sponsorizzazioni).

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