Supermarket Sarah: il muro delle meraviglie di Sarah Bagner
Storia ispirazionale di creatività ai tempi di internet.
Supermarket Sarah è arrivato materialmente in uno spazio fisico, Selfridges, ma normalmente vive virtualmente nella rete. Si tratta di un e-shop che vende finding di vario tipo, da oggetti particolari a bijoux non convenzionali ad abiti non tradizionali; da cose vintage a prodotti nuovi. Gusto particolare, generalmente di tipo craft un po’ di nicchia anche un po’ kitsch. La cosa particolare, che si aggiunge al particolare, è il fatto che la vetrina virtuale rispecchia l’allestimento reale degli oggetti che Sarah dispone sul muro della sua casa. E l’arredamento da caos creativo, induce secondo me all’acquisto.
Questa idea si trasferisce in alcune occasioni al reale, come accaduto nel corner pop-up che il supermercato si è ritagliato all’interno del grande store londinese (sempre più sperimentale, un contenitore di spazi diversi, di eventi pop-up che cambiano e propongono il nuovo e il non convenzionale. C’è sempre qualcosa di inaspettato che gira nell’aria, un modo di fare commercio, fast retailing, probabilmente faticoso, ma innovativo). Su di una parete è stato creato il mercato di oggetti appesi, che si possono toccare e provare.
La parete, trattandosi di un ritaglio di muro inserito in un contesto colorato da grande store, un po’ si perde e fa meno effetto che nelle foto e nel web, ma l’idea c’è e attrae. E poi gli oggetti, sono particolari, non indispensabili ovviamente o forse assolutamente indispensabili, ma divertenti e nella norma accessibili. Come giustamente da tendenza attuale, molti bijoux cibo e toys. E io, ho finalmente assaggiato qualcuno di questi dolcetti…
Il mio consiglio è di navigare il sito, sotto browse sono arredate le diverse pareti, muri, walls, gallerie o come le si vuole chiamare, e clickare l’oggetto di interesse.
C’è gente che ha proprio il senso degli affari e del commercio, che sa trovare idee e venderle. Io no, ma ho trovato il nome che virtualmente farebbe al caso mio: i resti di una gazza (che lo trovo più adatto al troppo comune il bazaar della gazza, e anche più preoccupante…).

