Incontro ravvicinato con Queriot

Queriot

Queriot

Raramente accade che l’alta gioielleria si avvicini al digitale, che questo sia dovuto ad una strategia, ad un ritardo o ad una negligenza, è difficile da dire, ma limita le possibilità di “dialogo”.

Che i nuovi marchi stiano adottando metodi diversi?

L’occasione che mi ha fatto ragionare sull’argomento è stato l’incontro ravvicinato con Queriot, avvenuto per caso e per fortuna, nella forma del suo uffiico p.r., a Londra.

Come è logico, vedere da vicino le cose, è tutta un’altra cosa, che guardare delle immagini. Se questo vale per bijoux non convenzionali, diventa fondamentale per gioielli preziosi (ovvero che utilizzano metalli nobili). Quella che può apparire una semplice lavorazione rigida, si rivela invece mobile o morbida come un tessuto (mi riferisco nello specifico alle collezioni Jazz ed Eis, che avendole toccate con mano, risultano molto più affascinanti).

Charm Queriot - Collezione Civita

Charm Queriot - Collezione Civita

Lo avevo intuito, ma ne ho avuto la conferma, che il charm (collezione Civita), rimane la colonna portante del marchio, attorno al quale è stato elaborato il concetto di arte e ricordo. Pur non corrispondendo in maniera diretta una città ad ogni ciondolo, l’idea è quella di riportare alla mente qualcosa che abbiamo visto (o vissuto direttamente).

Ho ricevuto in omaggio gli archi e osservandoli ho pensato: l’acquedotto romano sull’Appia! Un ricordo personale perché quella strada mi è capitata di farla così tante volte in auto. Magari non ha niente a che vedere con l’ispirazione originale, e ad altri farà pensare altro, ma al cuore non si comanda…

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