I gioielli boho-chic di Isabel Marant
Su Self Service c’è un’intervista molto interessante fatta a Isabel Marant, la designer che da un paio di stagioni sta diffondendo il gusto boho francese a livello globale. Tra il lusso estremo di Dior e il casual street di Sandro, Maje e Zadig & Voltaire, la Marant rappresenta quello stile bohemian-chic pratico ma sofisticato, che molte vorremmo adottare (idealmente abbinato alle borse di Jérôme Dreyfuss, suo marito).
Anticonsumista e anticonformista, Isabel Marant vive di contraddizioni (visto il mestiere che fa che si oppone al suo spirito ribelle, e visto il successo che ha anche tra le più materialiste fashion victim), ed è proprio da questo processo di rifiuto/rigetto che ad ogni stagione si rigenera la sua creatività. Solo pensando a qualcosa che ancora si può desiderare, riesce a realizzare le sue collezioni.
Per una questione di budget, finita la scuola di moda, prima di iniziare a fare abiti, la Marant si era messa a creare gioielli a cera persa, professione a cui potrebbe tornare in futuro. Magari non li realizza più con la stessa tecnica, ma i bijoux si accompagnano sempre alle sue collezioni, da qualche stagione influenzati dallo stile delle tribù indiane.
Ci sono molti punti di riferimento nelle collezioni 2011 e 2012 verso l’artigianato Zuni, rielaborato in chiave meno indian e più bohemian. I bracciali (e in parte anche le collane), utilizzano sempre tecniche di handicraft, ma la scelta dei materiali cuciti su pelle di capra (oltre alle perline anche vetro, viscosa, ottone e ossa di bufalo), dei colori, del pattern, varia, distinguendo il risultato da quelli tradizionali indiani. Sono probabilmente accessori più di tendenza (con un sapore vintage che li rende glamour), ma sono anche più fragili. Quelli Zuni sono perfetti e resistenti. Quelli della Marant tendono a rovinarsi. La decadenza e l’imperfezione, fanno anche parte del fascino bohemian. Quindi, che sia voluto o meno, l’effetto funziona.




